Nero Come

Nero Come

giovedì 16 febbraio 2017

Olè - la vera storia della famiglia Corbelli residente in via Paolini 85 (fine)

Ho rivisto da pochi giorni il mio amico 28cm … In municipio inseguiva una quarantenne con due labbra come rulli compressori. Un politico di vecchia data, di quelli avvezzi allo scranno, di quelli che portano il pisello a destra o al centro o financo a sinistra in base al momento, mi aveva parlato bene delle iperbole linguistiche della romana cittadina. Una che, a suo dire, amava stuzzicare gli uomini di potere. E il mio amico 28 cm, ormai lanciato nel mondo della politica, dove annunciare che un mondo trasparente è davvero facile, si muoveva da tempo come un agente teatrale in cerca di prime donne. Il rullo cittadino, chiappe sostenute da mutande elastiche e tette rifatte all’uopo, sorrideva con gli occhi a cuoricino mentre 28 cm le toccava la spalla con il sorriso beota e sognatore, sempre dritto al bersaglio. Mi è stato riferito che mezza Ostia ha appoggiato il gonfalon vermiglio tra le labbra a rullo. Io non credo a queste cose ed evito di chiacchierare, come una servetta di un teatro infimo, di cose a me sconosciute. Parlare per sentito dire è un inutile esercizio e un lancio di fango vile su una donna che ama riempirsi la bocca di caldo potere maschile. Non so se tra i fortunati ostiensi che hanno beneficiato dei servizi del rullo cittadino vi è anche il mio amico Corbelli. Io intanto mi metto in fila. Per verificare, sia ben chiaro, le veridicità di certe affermazioni, affinché i meriti siano guadagnati sul campo e non sulla carta! Con il gonfalon ben dritto e l’orgoglio di famiglia ben stampato sul viso. Sì, proprio l’orgoglio di anteporre sempre i fatti alle chiacchiere, mi metto in fila con la speranza di poter godere finalmente dei servizi della ciarliera e disponibile cittadina romana, ma dopo il mio amico perché si sa di cosa sono capaci i politici italici davanti a una opportunità. Patriottica o straniera. Maschile o femminile. A ritmo di flamenco o in silenzio. Di questi tempi nemmeno di certi amici, ci si può fidare ed è sempre bene tenerli davanti perché è certo che davanti a un’oppoertunità non si tirano mai indietro. E’ quasi mezzanotte. Rientro al CIM. Nessuna principessa ha baciato il mio gonfalon selvaggio. Non ho il sorriso giusto e parole universali. Ho deciso che prenderò le pasticche. Dormirò a lungo e sognerò. Sognerò così tanto che presto avrò una nuova storia da raccontare al mondo intero con la speranza di non provocare divorzi e separazioni... Olè !!!! 

mercoledì 15 febbraio 2017

Olè - la vera storia della famiglia Corbelli residente in via Paolini 85 - ( IV e penultima scena)

Ascoltai al telefono il mio amico. L’interurbana secondo me gli costò un occhio delle testa ma niente in confronto a quello che lo aspettava a Ostia, suburbio di Roma, provincia dell’impero. In preda al panico, stanco e assonnato, farfugliava dopo una notte passata a rotolarsi tra le lenzuola pagate, e profumatamente, con i fondi europei.
Cosa posso fare? – chiese alla fine.
Fammi sentire un mio amico informatico.
Ti chiamo dall’aeroporto. Tra un’ora.
Ma almeno ti sei divertito?
Altro che. Queste dell’est ne sanno una più del diavolo.
E anche più di te? – risposi io ridendo.
Molto più di me. E’ stato uno scambio culturale davvero di alto livello.
Beh, potrai dire alla flamenchera che le insegni i segreti delle donne dell’Est.
Vaffanculo. E riattaccò.
La bellezza di avere un amico viaggiatore, scopatore, e con poco senso dell’ironia.
L' informatico mi spiegò che poco si poteva fare. Non i cambi di date né cancellazioni.
Ma perché è così preoccupato – mi chiese. E’ bella ricca e intelligente, la flamenchera?
No…niente di ciò. Imbolsita, morta di fame e nemmeno un’aquila di intelligenza.
E che aspetta il tuo amico a mollarla? E’ così innamorato? Perché ci sta insieme?
Nooooo – risposi – non lo è mai stato. Ma non l’ha molla perché è stato colto dal raptus che coglie gli anziani, i falliti e gli uomini di potere.
Cioè?
Ha bisogno di una badante, di una segretaria. In realtà è una che chiacchiera anche quando dorme. Quando ti becca ti racconta tutta la sua vita. Ma lei vive a occhi chiusi. Non vede e non sente e a lui fa comodo una così.  
Beh …allora inventasse …. Inventasse che la ama …e che le mail erano solo comunicazioni di servizio. – disse il tecnico – Ha l’occasione di cambiare vita ma se vuole una badante … auguri da parte mia…
Il mio amico 28 cm se la cavò con poco. Un sorriso dei suoi, tre o quattro menzogne e soprattutto capitolò su un punto: un palcoscenico tutto per lei. Lui, spada ben sfoderata e sorriso ingannatore, avrebbe lottato per regalarle un teatro dove farle rinverdire i fasti di un tempo. Allora sì che avrebbe potuto dare sfogo ai suoi impulsi sessuali mai sopiti nel cesso del teatro mentre donna Corbelli avrebbe ricevuto applausi dalla platea, vivendo come in una bella favola, cornuta e contenta. un matrimonio che avrebbe funzionato a meraviglia... e così... 


martedì 14 febbraio 2017

Olè - La vera storia della famiglia Corbelli residente in via Paolini 85 (scena III)

Quello che non potevo sapere era che Donna Corbelli, la flamenchera abbottata, vedendolo smagrito e sessualmente svogliato aveva mangiato la foglia e con ardito intelletto che mai prima aveva dimostrato, aveva violato il pc del mio amico e trovato la cronologia delle mail che avevamo spedito da casa mia. Non il contenuto, sia chiaro, che il mio amico 28 cm aveva provveduto a cancellare, ma solo le date e gli orari della fitta corrispondenza con la signorina Bocca di Rosa versione Europa dell’est. Altro che rullo di tamburi e chitarre. Narrano i vicini di via Paolini 85 che la Cobelli flamenchera parlò per una notte intera, iniziando a rivangare fin dagli esordi, il mondo della danza che la aveva vista Star e dunque i suoi trascorsi in terra andalusa. Come aveva potuto, omuncolo morto di fame fare a lei, questo affronto? Davvero pensava che i suoi 28 cm fossero sufficienti ? Lei che aveva vissuto a Madrid in una villa con piscina e che per amore si era ridotta a vivere a Ostia, suburbio di Roma, provincia dell’impero? Come aveva potuto, quel pezzente trascinarla nel fango? Come aveva potuto mescolare gli umori e le carni con un zingara di ventisei anni. Quale esperienza poteva avere e cosa faceva quella schifosa che lei non faceva? Lei che aveva vissuto con il miglior ballerino di flamenco di Spagna! Quello che non disse, forse per pietà verso se stessa fu che il ballerino era fuggito con il suo amante, lasciandola sola e abbandonata e con la piscina senz’acqua e soprattutto che la giovane era bella, simpatica e vogliosa, Cosa che intuii dai racconti del mio amico Corbelli. La storia si ripete? Non permetterò che una dell’Est balli sul corpo del mio amor! - urlò infine esausta. Donna Corbelli non te lo permetterà! Stampò la cronologia delle mail del mio amico 28 cm e si preparò all’assalto, anticipando telefonicamente quello che sarebbe stato l’incontro a venire.

domenica 12 febbraio 2017

Olè - La vera storia della famiglia Corbelli residente in via paolini 85 - (Scena II)

Il mio amico Corbelli, “28 cm” come ormai lo chiamavo (ma lui si schermiva, affermando che non arrivava nemmeno alla metà) aveva deciso di scrivere alla bella dell’Europa dell’est dal computer di casa mia. Si sarebbero incontrati da lì a pochi giorni per i soliti scambi culturali finanziati dall’Europa, necessari - mi disse - a far funzionare meglio i rapporti di coppia. E’ risaputo – aggiunse beato – che si parte con un’idea fissa in testa. Lo osservai in silenzio. Non perché non fossi d’accordo, anzi. Era l’idea che i finanziamenti europei si riducessero a una grande ammucchiata, uno scopatoio, una sorta di meeting dell’amore finanziato con i soldi dei contribuenti. Scrivemmo insieme la mail, piena di doppi sensi ma ben attenti a marcare il territorio in cui una amante non deve “aspirare a niente altro”. Ridemmo di questa battuta come due idioti cresciuti a suon di donne e champagne mentre in realtà eravamo (poco) cresciuti a pippe e gazzosa. Lo accompagnai all’aeroporto e gli regalai la consueta scatola di profilattici che chiaramente non aveva potuto comprare da par suo. Solo gomme italiane – dissi. Stavolta sarà uno scambio alla pari. Dai un bacio alla Smilza da parte mia e dille che un biglietto per il trenino è sempre pronto. Mi scrisse un paio di mail. Una di queste riportava la foto di due chiappe da sogno e due parole che erano un programma: Sono mie!!!!. Sorrisi, felice per lui che aveva capito l’importanza degli scambi culturali con l’Europa dell’est. 

sabato 11 febbraio 2017

Olè. La vera storia della famiglia Corbelli residente in via Paolini 85 (Scena prima)

Mentre la signora Corbelli agitava sul palco polpacci da calciatore e glutei ampollosi, tacchi e fisico ottocenteschi, al ritmo forsennato delle chitarre flamenchere, suo marito, nel bagno del centro culturale, rinverdiva le promesse con la belloccia smilza di turno che aveva conquistato con vocaboli soavi. Era quello il suo modo di conquistare. Insieme allo sguardo ingenuo e il sorriso pronto. Già, le parole! Erano il cavallo di battaglia del mio amico Corbelli. Frasi fatte e ripetute sapendo che al saggio di flamenco che teneva impegnato la signora Corbellifianchilarghi, la belloccia sarebbe stata cotta come una bruschetta. Frasi ad effetto, dunque, che disegnavano nell’aria mondi di persone uguali, colori e segni di un mondo che già si intravedevano all’orizzonte, culture che si mischiavano come lingue, umori e godimenti, In realtà quello che si scambiava, in quel cesso, erano solo gli umori e altri liquidi che non sto qui a raccontare. Tutto preordinato fin nei minimi dettagli. Persino la scritta sulla porta che avvisava il malcapitato che il “Guasto sarebbe stato presto riparato” appariva e scompariva ad ogni possibile orizzonte di godereccio pompino. L’azione rivelatasi geniale, era necessaria per far sì che quelle pareti di due per due metri, adibite ad alcova, rimanessero libere per velocizzare la pratica che durava il tempo di una danza. Così la beata avvolgeva di saliva il membro del bel sognatore lasciando che bruciasse gli attimi di un amore che non sarebbe mai stato, mentre la sua compagna bruciava calorie flamenchere sul palco, ignara o quasi dei ritmi, tutt’altro che indiavolati della fortunata belloccia. In fondo era uno scambio alla pari. Lui sopportava le chiacchiere infinite che narravano sempre e solo di memorie in terre andaluse e lei sopportava le sue scappatelle di lingue lontane e universali. Chiaro che si faceva finta di non vedere e non sentire e in questo, il suono delle chitarre fu sempre un alleato. Suoni sul palco, silenzi nel cesso, mani che si agitavano e accarezzavano, piedi che sbattevano e tremavano, bocche che respiravano e lavoravano con sapienza e infine applausi. Lì e là. Tutti sapevano, tutti negavano. Un po’ come in politica. Sarebbe stata per me una situazione simpatica se non fossi stato il cupido o forse dovrei dire il lacchè, involontario del mio amico. Così, dopo ogni esibizione, di flamenco e labiale, il mio amico si presentava dinnanzi ai miei occhi e diceva: “E’ stata una prova fantastica” - frase che avrebbe ripetuto per tutta la serata, sicuro di non sbagliare la destinataria. Ma quello che sottovoce mi chiedeva era : “Quando vai a casa lasci la mia amica al trenino”. Certo rispondevo io perché un favore non si nega a nessuno. Tantomeno al mio amico Corbelli. E’ questa la complicità tra uomini - pensavo. Del resto di ventotto ce ne uno…tutti gli altri… – ripeteva alludendo alle dimensioni del ben distribuito gonfalon selvaggio. E così, con la bocca ancora piena e gli applausi ancora scroscianti (per quali delle due ancora me lo domando) caricavo l’amica smilza sognatrice sul mio carretto a motore e mi dirigevo verso Ostia antica. Fu dopo il secondo saggio di flamenco che dotai la smilza di gomme profilattiche, dopo cioè aver saputo che presto avrebbero fatto un viaggio insieme, verso est e avrebbero goduto l’uno dell’altro. Tirai un sospiro di sollievo finché non venni a sapere che la flamenchera aveva trovato una mail.   

lunedì 4 aprile 2016

Fatti minori e vicende giudiziarie

Fennech nel film: la poliziotta fa carriera
Sudava Nero Come. Come mai prima. Non mi lasciò nemmeno il tempo di un "Ciao". 
“Quello che deve preoccupare – disse il mio amico - è quello che sta succedendo a Ostia. Ecco leggi qua…”
L’articolo era appena uscito su un blog di quattro sfigati che sfidavano il potere PaDronale allertando cittadini e istituzioni: "Ci sono fatti, pur all’apparenza minori che consentono di cogliere in modo netto il senso di alcune vicende giudiziarie. Ci sono ricaduti di nuovo, quelli della Banda del “Circo celestiale”. Hanno gridato allo scandalo alla riuscita di un’operazione di Polizia e sparato le facce del Ciccione di Ostia in prima pagina".
“E io Nero Come ignaro di tutto ho continuato a mangiare crema di noccioline e marmellata annaffiata da latte bianco e freddo”.
“Continuo a leggere” – dissi: … "La cittadina è ormai sempre più cartina di tornasole delle peggiori derive istituzionali. Non si tratta, questa volta, di mettere i sigilli a uno stabilimento grazie al ruspante sindaco e vigile di primavera che poi il magistrato puntualmente non convalida. Non si tratta di operazione di presentazione di libri presso i ciechetti del Teatro del Litorale pronti ad affermare che hanno sempre fatto antimafia e che invece hanno sempre chiuso gli occhi davanti alle malefatte dell’asino in manette... Si tratta…." “Nero non capisco … ma cosa c’è scritto?”
“Continua a leggere” – disse imperioso.
"Si tratta ormai di ricostruzioni tanto drammatiche quanto fantasiose del tentativo di ridurre al silenzio voci fuori dal coro. Finora si è trattato “soltanto” di una a dir poco anomala applicazione di denuncia da parte di una plurindagata per stalking e vari altri reati che però essendo utilizzata dal Partito Democristiano come cacciavite diventa la denuncia per eccellenza".
“Hai preso le pasticche oggi?”
“Leggi qua – disse passandomi il foglio del noto giornale del Partito Democristiano che riportava a tutta pagina il faccione del mio amico.
“Beh, sei famoso…” – dissi.
“Famoso un cazzo. A me non mi ha cercato nessuno. Ma qui dicono che sono stato chiamato dalla sezione D della questura e che la mia pagina Fb è stata chiusa”.
“Beh…le minchiate di questo giornale ormai sono proverbiali. Non a caso le vendite sono crollate”.
“Ma sai di cosa si occupa la sezione D?”
“Reati contro gli animali? Il cervo si è scoperto cornuto?”
“Non mi prendere per il culo – sbottò Nero Come. Si occupa di reati contro i minori e pedofilia. E vorrei sapere cosa centra la diffamazione con la sezione D”.
"Hai violentato qualcuno?"
"No.Giuro"
"Molestato coppiette?
"No".
"Ti sei masturbato?"
"Solo in bagno...ma non è peccato".
"Dipende da quanto lo fai....una volta al mese?"
Il mio amico ciccione rise di gusto. E mi guardò con il solito sguardo con il quale riusciva a farmi sentire un deficiente. Poi aggiunse: "De più".
"Una a settimana?"
"Ma co sto arnese.... de più".
"Una volta al giorno?" - domandai sorpreso.
"Sì ma solo d'estate. Eppoi, lo sai che come me le faccio da solo..."
Aveva ragione. era il segreto inconfessabile degli uomini. Una mano amica è per sempre. E mentre pensavo a queste amene verità Nero Come riprese: "Eppoi mica è facile tenere a bada questi 31 centimetri".
"31? Cazzo!!!! " - esclamai. "Se lo vengono a sapere le donne del litorale ti dovrai nascondere a vita".
"Donne e Pula che mi inseguono. Bella soddisfazione".
"Questioni del cazzo" - replicai. "Ma dimmi perché ti insegue la sezione D della questura ?"
“Avvertimento” – replicò.
“Avvertimento di cosa. Scusa amico mio ma non ti seguo”.
"Marchetta preelettorale al Partito Democristiano?”
"Marchetta?"
“Mi stanno avvisando che se continuerò a dire la verità su Ostia…”
“A chi hai rotto le palle questa volta?”
"Ho messo faccine e like su fb. Non è da uomini con 31 centimetri. Così dice la pula".
"E' un po' poco...  altro?"
Nero Come sorrise. Con quel modo che hanno i bambini e i matti quando commettono qualcosa di giusto e lecito. Poi aggiunse…“Tanto per cominciare a un commissario che passava i documenti a una sua amica. Il commissario Libera e la signora Labbufala”.
“E Libera si è incazzato…”
“Molto. Ma non è colpa mia. Se ti vuoi trombare una donna sposata devi fare attenzione a due cose: che non resti incinta e che non si venga a sapere…”
“Vabbè…andiamo oltre. Sarà l’esame del Dna a stabilire la verità. E non sono problemi nostri ma del marito” – dissi. “E poi? A chi altro hai rotto le palle?”
“Ai soliti – disse lui. Quelli che non vogliono far votare il popolo, quelli che non battono gli scontrini e parlano di legalità nelle spiagge, quelli che hanno il cuore impazzito e traslocano nella notte, quelli della pistola in municipio e della legalità siamo noi”.
“Insomma i soliti amici del Presidente in manette”.
“Sempre loro. Hanno fatto sprofondare Ostia nella melma e adesso vendono libri pieni di minchiate, di errori e informazioni sbagliate. Confondono appelli di cittadini con libri che parlano di Cuba, mischiano fratelli, figli e mogli in un’orgia di informazioni che dimostrano di non aver mai vissuto il territorio. Ma insomma Ostia merita rispetto. Basta con questi personaggi che insabbiano la verità...sempre più oscuri”.
“Ma non sei tu l’oscurato?
“Lo dicono loro. Ma come vedi sono ancora qui e non saranno loro a fermare un ciccione perché non sanno che il popolo di Ostia è con me!!” 
Vide una volante e ricominciò a correre. Salutandomi da lontano mi promise che avrei avuto presto sue notizie e altre informazioni sulla sua vicenda. In quel momento pensai che avrebbe avuto bisogno di doppia razione di pasticche. Ma non ebbi il coraggio di dirlo ad alta voce perché in fondo i matti sono così. A differenza dei presunti normali solo in apparenza alterano la realtà.

giovedì 31 marzo 2016

Anche i muri parlano

“In questura i muri finalmente raccontano. Se vuoi maggiori informazioni vai alla cabina di fronte. Troverai un cellulare. Ti chiamerò”. 
Questo fu il messaggio contenuto nella lettera che Nero Come si vide recapitare quella sera intorno alle ventidue ora zulu di Roma. Ingurgitava un panino di marmellata alle fragole e crema di noccioline shekerando il tutto nel suo intestino con del buon latte freddo senza zucchero quando una busta bianca gli venne consegnata da un ragazzino.
“Tu sei il famoso Nero Come ?” – chiese il moccioso.
“Si. Perché mi rompi i coglioni mentre mangio?”
“Tieni. Una persona mi ha detto di darti questa”. Aveva lanciato la busta sul tavolo e si era dileguato spaventato dagli occhi azzurri che lampeggiavano.
Nero Come non fu come al solito colto dalla curiosità e continuò ad ingozzarsi. Poi scolò il latte. Ruttò rumorosamente e fortuna volle che i clienti del locale esultarono per un gol della nazionale così da coprire il cavernoso ruggito che annunciava l’inizio della trasformazione del cibo in sostanze assimilabili.
Poi sbirciando fuori vide una cabina del telefono ricordo del secolo appena trascorso. Con le mani ancora sporche di marmellata vi si diresse e cercò di entrarvi ostacolato dalla mole. Il cellulare squillò. Dopo essere entrato di sguincio nella cabina che puzzava di urina afferrò il cellulare e rimase in silenzio.
“Se può essere utile alla causa sappi che in questura continua a circolare la voce della relazione avuta dalla signora Labbufala e un ufficiale che qui tutti chiamano Libera. E’ lui che passa le notizie a Labbufala”.
“Libera?” – domandò sorpreso.
“Stai zitto ciccione – disse la voce di donna. E’ un omonimo".
"Omo ...che???"
"Minchia quanto sei ignorante ... significa che ha lo stesso nome ma in realtà è un nome di copertura e non ha nulla a che vedere con l’onesta e attivissima associazione del famoso don Luigi che non fa un nome nemmeno se lo ammazzi”.
“E perché questo nome”.
“Te lo dirò – continuò la donna ma poi basta domande. La scelta cadde su questo nome perché i due formavano una coppia indissolubile e allora tutti li avevano appellati Libera e Bella. Sarebbe stato forse più corretto chiamarli La bella e la Bestia ma sarebbe stato troppo facile individuare la bella e soprattutto la Bestia. Avremmo potuto anche chiamarli Tarzan e Cita ma anche in questo caso il risultato sarebbe stato scontato e facile identificare il genio e la scimmia. L’ultima coppia celebre (e che davvero si addiceva ai nostri) poteva essere Stanlio e Ollio…"
Nero Come rideva di gusto incastrato nella cabina che si muoveva al ritmo delle sue flaccide carni.
“Zitto bestione”.
“Bestione a chi? Bada a come parli. Sennò chiamo il mio amico Roberto…”
“E' inutile che ti agiti. Il tuo amico presto verrà ingabbiato".
"Come fai a saperlo".
"Sono una cellerina anche io. Ma ti interessa il resto o no? tagliò corto la voce.
“Sì. Sì ...Vai avanti”.
“Sappi dunque che le malelingue raccontano che il bellimbusto abbia ingravidato Labbufala ma fonti ufficiali dicono che sia stato il cervo familiare. Dunque solo gossip all’ombra della questura. Sicuri invece dell’accordo che all’inizio era basato su uno scambio. Lui preparava i comunicati e lei incapace di scrivere persino il suo nome li faceva pubblicare su un giornale empio di bufale al servizio dei mungitori dell’italico popolo e su altri giornaletti di provincia sui quali scrivevano uomini fatti di pasticche del Cim e di Maria. Lei in cambio metteva a disposizione il suo corpo con una arte che sfiorava una ninfomane devozione. Uno scambio alla pari che dava a entrambi soddisfazione. Documenti e soffiate in cambio di folle di sesso. La relazione li vide impegnati dal 2011 per tre anni durante i quali i due pensarono persino di separarsi dalle rispettive famiglie fino all’arrivo del Partito Democristiano che mise fine all’idillio al grido “Prima la famijia”.
“E il bufalo?”
“Niente …continua a giocare a calcetto”.
“Ma io sapevo di Manganello Del Turco”.
“Ah quello – rispose la donna al cellulare. È impegnato in altre piste eppoi è vecchio. Non gli regge il manganello”.
“Bene – disse Nero Come - e adesso cosa vuoi?”
“Che lo racconti in giro”.
“E che sono la serva del villaggio? Io mica sono Labbufala”.
“No ma potresti compare 20.000 like e atteggiarti a l’uomo più seguito del web. Potresti perfino partecipare ai convegni, ritirare finti premi costruiti a tavolino e scrivere libri da sotto un tavolo”.
“Non se ne parla. io racconto solo cose vere” – disse. Ruttò di nuovo al pensiero della bufala.
“Che cos’è stato?” – chiese la voce.
“Niente. Si oscura il cielo e mi stimola la digestione”.
“Pensaci in fretta. Domani ti chiuderanno la pagina Fb”.
“E tu che ne sai?”
“Lo dice Labbufala”.
“Ah…allora stiamo tranquilli. Dì al commissario Libera o come diavolo si chiama di preparare le manette. Adesso che conosciamo la storia ci sarà da divertirsi. Io intanto comincio a scrivere…”